Ipotesi di Ricerca

DOTTORATO  DI RICERCA IN ARCHITETTURA TEORIE E PROGETTO

Seminario: Architettura e Modernità. Temi e ricerche prof. A. Saggio
Dottoranda: Maria Luigia Micalella

Diagrammi e Contaminazioni in Ben Van Berkel e Steven Holl.

Il diagramma non prefigura soluzioni, ma indica possibili strade che, lungo la storia del progetto, l’architetto deve dipanare muovendo quelle linee reti diagrammatiche, quelle relazioni articolandole nello spazio, interpretando la loro natura alla luce del variare delle forze in campo“. 

(Peter Eisenman)

Il punto di partenza di questa ricerca è stato il capitolo “Processi e diagrammi” del libro Archiettura e Modernità dal Bauhaus alla Rivoluzione Informatica del prof. Antonino Saggio. Il Capitolo parte dai primi anni novanta del Novecento e si sofferma sull’importante contributo di Peter Eisenman per la pubblicazione  di un fascicolo di “Architectural Design” dal titolo Folding in Architecture curato dall’architetto Greg Lynn.  Per Eisenman la piega è una tecnica progettuale attraverso la qualesi conformano insieme le parti di un edificio e le articolazioni del paesaggio“. E’ proprio con questa impostazione che Eisenman si afferma al concorso del grande Complesso culturale di Santiago de Compostela del 1999 in Spagna.

Peter Eisenman, diagramma della Città della Cultura della Galizia, Santiago de Compostela 1999 - 2009

Peter Eisenman, diagramma della Città della Cultura della Galizia, Santiago de Compostela 1999 - 2009

Lynn  successivamente indica che veramente interessante è non soltanto la forma finale del folding,  o il piegare, ma l’approccio  rispetto al quale il folding è solo un’applicazione. La parola chiave a questo punto diventa quella del diagramma: cioè l’esplicitazione di una serie di relazioni possibili e auspicabili del progetto ma che non sono assimilabili né al tipo né tanto meno al progetto“.

Paul Klee, Strada principale strada secondaria

Se si tiene presente  che il significato letterario di diagramma  è “la rappresentazione grafica di una funzione matematica o dei valori che caratterizzano l’andamento di un fenomeno” (diz. Garzanti Linguistica), ciò significa che sono possibili tutte una serie di trasformazioni e deformazioni geometriche,  di relazioni  che possono essere di natura topologica o parametrica, che  derivano e sono compatibili con l’impostazione originaria. Le relazioni che il diagramma prefigura possono essere consideratecome una sorta di codice DNA che dà vita e determina lo sviluppo del progetto“. Ovviamente gli esiti del progetto dipenderanno anche  dai vari eventi che intervengono nel suo sviluppo e che diventano delle sorte di variabiliper far evolvere il diagramma-codice verso una forma finale invece che un’altra“. (A. Saggio, 2010, Architettura e Modernità Dal Bauhaus alla Rivoluzione Informatica pg. 416-418)

Da qui inizia il mio interesse su come avviene la contaminazione del diagramma, ovvero lo studio di come queste relazioni interagiscano tra di loro e, come un virus, lasciano le proprie tracce.

Un altro concetto di diagramma, più complesso e legato maggiormente all’architettura,  si ritrova all’interno del capitolo che ha dato spunto alla ricerca  è opera del matematico Micheal Layton: l’opera architettonica finale non è semplicemente il prodotto dato dal  diagramma e degli eventi che intervengono nello sviluppo dell’opera ma è lei stessa che diventa un “condensatore di memoria” di tutti quei processi e relazioni che hanno determinato la sua forma finale.

Per Matteo Zambelli, docente della facoltà di architettura di Trento, il diagramma è unatecnica concettuale e formale che occupa lo spazio tra forma ed idea“. L’elemento interessante è che per lui il diagramma non rappresenta una soluzione e non costituisce una rappresentazione astratta della realtà:non è un modello astratto del modo in cui le cose funzionano nel mondo, ma una “mappa di mondi possibili”, contiene istruzione per l’azione“. Il diagramma quindi è una sorta di contenitore che serve a organizzare tutte le idee concepite dal progettista, senza che queste acquisiscano una configurazione precisa e diventino immediatamente forma. Non è detto quindi che la forma finale corrisponda poi al diagramma.  La funzione del diagramma è euristica (dalla lingua greca εὑρίσκω), cioè di scoperta, di ricerca, è uno strumento che serve ad assemblare e coagulare idee, a sviluppare le possibili relazioni tra di esse, senza che ci sia nulla di predeterminato.  Proprio lo scarto (che il diagramma crea) fra pensiero e realizzazionefavorisce il processo di proliferazione delle idee e stimola il dispiegarsi del processo creativo“. (M.Zambelli, 2007, Tecniche di invenzione in Architettura, Gli anni del decostruttivismo, pg.127-128)

Come studio per l’applicazione del diagramma e della sua contaminazione ho preso come riferimento alcuni progetti e processi di  Ben Van Berkel e Steven Holl, perché mentre nel primo caso di studio il diagramma è più evidente nell’esito architettonico nel secondo è invece utilizzato come uno strumento essenziale per il processo progettuale senza però che condizioni la forma finale del progetto.

UN STUDIO, fondato dagli olandesi Bene Van Berkel e Caroline Bos, ha adottato il diagramma come processo fondamentale per la ricerca progettuale aperto alla contaminazione di altre relazioni esterne. Il diagramma, per questi architetti, è una “macchina astratta”, strumentale alla produzione di nuovi significati e, non derivando da segni, tale tecnica strumentalizzante fa ritardare il consolidamento tipologico e porta all’introduzione di concetti esterni all’architettura piuttosto che sovrapposti. Essi ritengono che come diagramma possano funzionare ispirazioni diverse, carte da volo, spartiti musicali, disegni schematici di edifici industriali, diagrammi di congegni elettrici, basta che possano essere letti come mappe di movimenti indifferenti rispetto alla propria origine.

Quindi è necessario collezionare informazioni, stimoli, suggerimenti da tutto ciò che indichi movimento, che ruoti intorno in modo da creare elementi caratterizzanti che indichino la via della complessità, che suggeriscano una logica, un’idea generale che si costituisca poi in insieme coerente. “L’architetto è colui che cerca di fissare un ordine temporaneo all’interno del costante mutare degli eventi all’interno del caos“. Pertanto Van Berlkel e Bos sostengono che, quando una matrice diagrammatica è in grado di generare innumerevoli realtà diverse da sé stessa,  fortemente connesse e interrelate tra loro, si realizza “un progetto inclusivo”, cioè un sistema coerente intensivo, all’interno del quale un ordine emergente ne consente l’interpretazione. (L.Negrini,2001, Ben Van Berkel, pg.11)

L’esmpio più concreto della loro idea di diagramma è senz’altro la  Möbius House, (Het Gooi,  1993 – 1998), in questo edificio sono stati applicati tre livelli del diagramma: selezione, applicazione e operazione, che consentono all’immaginazione di estendersi e soggetti esterni e ricondurli all’interno, modificandosi attraverso il processo stesso.

Per rispondere alle esigenze dei committenti, abitare la casa godendo di spazi autonomi e condividere spazi comuni, le funzioni dell’abitare sono state quindi distribuite intorno ad un anello virtuale di 24 ore, l’anello di Möbius, cosi facendo l’interno e l’esterno vengono disposti in continuità, il tutto si deforma e assume una forma di un otto allungato.

Il progetto della Möbius House “rappresenta la manifestazione concreta di una condizione specifica, non propone soluzioni ripetibili, non ripercorre un’idea tipologica. Il diagramma è uno strumento utile per l’individuazione astratta di tali manifestazioni, consente di individuare il cuore di un processo di condensazione specifico e temporaneo“. (L.Negrini,2001, Ben Van Berkel, pg.39)

Il Mercedes-Benz Museum, (Stoccarda, 2001 – 2006) è un altro esempio di applicazione del diagramma da parte di Ben Van Berkel che esprime le esigenze del progetto, dalla organizzazione dei percorsi al disegno della struttura.

Per visualizzare il video del concept fare clic sull’immagine:

L’edificio è concepito come una doppia spirale a tutta altezza che ruota attorno alla cavità vuota dell’atrio facendo venire in mente le carte da volo per gli aerei.

La villa Wilbrink, (Amesrfoort 1992 – 1994), ha come diagramma generatore la pianta di un bunker, nato dall’esigenza di privacy da parte dei committenti. L’edificio è fortemente integrato con il terreno e le pareti come quelle di un bunker nascono dall’ispessimento del suolo stesso su cui sorgono.

Risulta chiaro quindi che Ben Van Berkel ed il suo studio trovano nel diagramma uno strumento di evoluzione architettonica in quanto rimane aperto a tutti e libero di essere contaminato.

Per Steven Holl invece i  diagrammi sono strumenti indispensabili per porre l’accento sull’idea, prima di qualsiasi scelta stilistica, progettuale e formale: “è l’idea che conta e ad essa deve esser asservito ogni aspetto formale“. Per Holl lo schizzo e le componenti rappresentative sono molto forti e già danno una visione del progetto,il diagramma si concentra sul contenuto, sull’idea che sarà guida, principio informatore del progetto stesso e strumento attraverso cui innestare e importare altri imprevedibili significati”. Per lui i diagrammmi hanno la funzione di spingerlo fuori dal suo solito schema mentale, contaminato da qualsiasi cosa che lo possa portare ad una soluzione finale. Per Holl il diagramma è lo strumento per scoprire nuove verità e  consolidare i contenuti per stabilire delle relazioni tra idee “vaganti”, ancora libere. Il risultato finale del progetto  non dipendono dal livello di elaborazione di questo diagramma iniziale e  potrebbe non essere percepito immediatamente da tutti. (S.Holl, 2000, Parallax)

L’esempio dove si riscontra maggiormente l’uso del diagramma da parte di Holl è il Museo d’Arte Contemporanea ad HELSINKI (1993 – 1998). Per questo museo Holl si è basato sul concetto di chiasma o interwining derivato dalla fenomenologia di Merleau-Ponty  e lo fa diventare il diagramma per il museo:

L’altro termine, essenziale ancora in  visibile e l’invisibile, è quello di “chiasma”: in quella carnalità il soggetto non si riduce totalmente al mondo esterno diventandone un prodotto come un altro. L’uomo organizza la sua esistenza attraverso un rapporto di reciprocità col mondo, ma il mondo non si riduce alla sua connotazione visibile e concreta; ogni oggetto, ogni cosa appartenente alla realtà, ogni evento implica una dimensione di visibilità ma contemporaneamente una dimensione spirituale, invisibile, che circonda come un’aura la realtà; il rapporto tra la visibilità del mondo e questa dimensione invisibile (fatta di relazioni, forze energetiche, movimenti intensivi) viene definito “chiasma”, intendendo la reciproca necessità e complementarietà, ma soprattutto l’impossibilità di districare una delle due dimensioni dall’altra“.

Il concetto di chiasma, ovvero il complesso intreccio di idea e fenomeno, guida  Holl a creare una relazione molto stretta del progetto con lo spazio urbano e l’ambiente circostante.La conformazione del museo nasce dall’incrocio di due linee presenti nel territorio“: quella della cultura che lega la Finlandia Hall con  il nuovo museo e la linea della natura che lo collega alla baia di Töölo. (S.Holl, 2000, Parallax, pg. 151)

Il concetto dell’intreccio avviene non solo dal punto di vista morfologico e percettivo ma anche a livello funzionale.Infatti se esternamente i volumi mantengono indistintamente una propria  forma, all’interno avviene una completa fusione che fa sì che i volumi non siano più distinguibili tra loro  integrandosi completamente  con lo spazio interno.

Altro esempio è il Bellevue Art Museum a Washington (1997 – 2001). Ispirato alla triplicità cioè  alle tre attività  vedere-esplorare-fare  corrispondenti alle tre discipline arte-scienza-tecnologia.

La triplicità viene sintetizzata con la regola della mano destra e rappresentata con un diagramma in cui sono raffigurate “tre dita di una mano orientate verso le direzioni del campo magnetico, della forza magnetica e delle particelle negative“. (S.Holl, 2000, Parallax, pg. 112)

Il diagramma rimane però del tutto indipendente dal programma funzionale dell’edificio, è solo lo strumento per Holl per dare via a tutti quei ragionamenti e relazioni che lo portano al risultato finale.

Infine vi è l’addizione al Cranbrook Institute of science, ( Michigan, 1992 – 1998). Il diagramma utilizzato in questo caso è l’attrattore di Lorenz.

Infatti Holl si ritrova ad intervenire su un’addizione del vecchio istituto a forma di “U” progettato da Eliel Saarinen. La contaminazione in questo caso arriva dalle regole fisiche del fattore anomalo di attrazione e illustra la possibilitàche una combinazione di fattori ha di deviare la direzione e il movimento  di un punto, in modo tale che le sue traiettorie non siano prevedibili“. (M.Zambelli, 2007, Tecniche di invenzione in Architettura, Gli anni del decostruttivismo, pg.142)

Holl ugualmente progetta il nuovo spazio usando la forma ad “U” ma lascia liberi i percorsi facendo sì che le visite al museo siano sempre imprevedibili al visitatore.

E’ chiaro che, anche se applicato in modo differente, il diagramma è ormai un strumento fondamentale sia per Van Berkel, nel quale risulta più evidente il suo utilizzo nel risultato finale che in Holl che invece lo applica come un filtro e ordinatore di idee. La contaminazione delle idee e delle relazioni che interagiscono all’interno del diagramma possono portare ad una continua evoluzione del pensiero architettonico, supportato inoltre dai sempre più efficienti mezzi informatici.

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Recensione: Architettura e Modernità.Dal Bauhaus alla Rivoluzione Industriale.

Architettura e Modernità dal Bauhaus alla rivoluzione informatica”, pubblicato nel 2010, è stato scritto da Antonino Saggio, docente presso la Facoltà di Architettura La Sapienza di Roma, con l’intento di evidenziare l’enorme influenza esercitata in architettura dai grandi mutamenti tecnologici e di fornire un testo guida per inquadrare e interpretare l’architettura moderna nei suoi passaggi fondamentali attraverso tutto il novecento.

Il testo ha come scopo quello di collocare la fase attuale dell’architettura in una prospettiva più ampia, partendo da un periodo “moderno” quello dei primi del Novecento, fortemente condizionato dalla rivoluzione industriale. Le trasformazioni generate da questa rivoluzione hanno prodotto una grande innovazione dal punto di vista tecnologico, quindi una maggiore qualità dell’oggetto e un incremento del suo scopo primario, cioè della sua funzionalità provocando contemporaneamente una crisi negli artisti dell’epoca, che si scoprivano incapaci di rispondere a questi grandi cambiamenti.

E’ in questa ottica che l’opera inizia con il Bauhaus, considerato la risposta ufficiale dell’architettura alla rivoluzione industriale. Si è davanti, come affermava Gropius, al processo di creazione di una nuova architettura: “non frutto del capriccio personale di un pugno di architetti avidi di innovazione a tutti i costi, ma semplicemente il prodotto logico e ineluttabile della condizione intellettuali, sociali e tecniche della nostra epoca” anche perché, dice sempre Gropius, ”ci stiamo avvicinando ad un livello di perizia tecnica che renderà la razionalizzazione degli edifici e la loro produzione in serie in fabbrica: questo sarà realizzabile scomponendo la loro struttura in una serie di componenti assemblabili”( La nuova architettura di A.Salvini 1935; p.11 e 24).

Inizia quindi una trasformazione frutto di un nuovo sentire comune che va maturando in un periodo fortemente condizionato da eventi storici, politici e tecnologici che hanno sconvolto l’Europa ed il mondo occidentale intero.

Descrivere questo periodo così brulicante di idee e di innovazioni in modo fluido e continuo è stata una sfida nel momento che l’autore si è proposto di farne un libro che fosse non tanto didattico quanto aperto fortemente ad una lettura più ampia, per cui si rendeva necessario evidenziare attraverso degli indicatori la motivazione delle scelte. Questa primo intendimento è stato ottenuto già in gran parte proprio grazie al metodo utilizzato nella suddivisione del testo.

Il libro si presenta costituito da otto capitoli che attraverso il titolo evidenziano i dati cronologici e la caratteristica principale del periodo in esame: gli anni della macchina 1919-1929; l’era dell’individualità 1929- 1939; la ricostruzione del significato 1945-1956; gli anni del Big Bang 1957 -1966; gli anni del linguaggio 1968 -1977; gli anni dei contesti e dei palinsesti 1978 – 1987; il successo dell’architettura nel mondo 1988- 2000; la rivoluzione informatica dopo il 2001.

I capitoli sono scomposti in paragrafi divisi a loro volta in sotto-temi,questi sono uno strumento in mano dell’autore che non segue più un vero e proprio ordine cronologico, ma cerca di inquadrare in modo globale il suo percorso critico mettendo a fuoco la ricerca dell’architettura e dei suoi protagonisti e le difficoltà di approcciarsi ai cambiamenti e alle loro aree d’interesse.

Lo stesso titolo inoltre mostra un’altra chiave di lettura nel voluto accostamento delle parole”Rivoluzione”,“Architettura”e “Modernità” in quanto nel testo per ogni periodo cronologico che ci viene sottoposto, viene sottolineata la modernità e la complessità progettuale, culturale ed ideologica che lo caratterizzano: da Gropius a Le Corbusier,dagli studi ingegneristici di Nervi e Morandi fino ad arrivare alle liberazione della forma con Saarinen e Candela.

Il percorso va dalla genialità di Wright a Kahn ,passando attraverso Mies,Aalto ed Utzon sino ad arrivare alla nuova concezione del contesto del post-modernismo con Eisenman, al decostruttivismo e alla dinamicità con Gehry,Hadid, Koolhaas e Nouvel.

Tutti questi linguaggi, processi e momenti vengono filtrati attraverso lo strumento del moderno, inteso come “ciò che trasforma la crisi in valore”, qualcosa di nuovo e di rivoluzionario che vede il passaggio dello spazio organico allo spazio sistema, uno stimolo sempre crescente per spingersi ai limiti dell’architettura fino ad arrivare all’avvento dell’informatica.

Mark Taylor, filosofo americano, rileva come particolari innovazioni portino storicamente a radicali cambiamenti sociali e culturali, per cui a partire dalla seconda guerra mondiale, con velocità esponenziale, si è avviata una tale metamorfosi da rendere necessari nuovi modelli di comprensione ed esperienza e che la caduta del muro di Berlino ha sancito il passaggio da una società industriale ad una società basata sull’informazione(da “Architetture liquide” Matteo Ciastellardi, ledonline.it)

Antonello Saggio tende in tutta l’opera a mostrare quanto una data innovazione può produrre il cambiamento del pensiero architettonico, come oggi l’informatica.

E pertanto proprio il suo ultimo capitolo, intitolato “la rivoluzione informatica” può essere considerato come il primo capitolo di un opera in progress, il passaggio verso una nuova architettura ancora non scritta ma che si sta creando, il “Grado Zero” della scrittura architettonica (futura?):

(…) Oggi, la storia c’appare innervata da gesti creativi che rendono idoli, dogmi, canoni armonici, tabù proporzionali, vitelli d’oro simmetrici non solo obsoleti, ma anche ridicoli. Il fronte della rivoluzione, della modernità ha prevalso.(…)E gli altri, come possono captare col cervello e con lo stomaco la scrittura di grado zero? Come estendere tutte le conquiste dell’avanguardia? Una risposta la fornisce Roland Barthes, il teorico del “grado zero”, cheprecisa: “Nello sforzo di liberazione dal linguaggio letterario, ecco un’altra soluzione: creare una scrittura bianca, svincolata da ogni servitù(…)La scrittura di grado zero è in fondo una scrittura indicativa, se si vuole amodale (…) si tratta di superare la Letteratura (con la L maiuscola) affidandosi ad una lingua basica (…)Allora lo strumento non è più al servizio di un’ideologia… è la maniera di esistere del silenzio (…)” .(Bruno Zevi,citazione della conferenza di Modena,19-20-21 Settembre 1997)

L’informatica assume di colpo un ruolo risolutivo quando si inserisce dentro vere situazioni di crisi e si disincaglia dall’effimero. La modernità d’altronde non è lo sforzo verso la trasformazione di “crisi in valore”?(Antonino Saggio, Architettura e modernità pag.403).

Domanda relativa alla “Introduzione” e sul primo capitolo “Antefatto, L’architettura attardata”

La rivoluzione industriale ha contribuito alla nascita di una “scienza rivoluzionaria” che ha influito sia nel mondo culturale che architettonico.
Se nel Bauhaus vi è il punto di partenza come risposta effettiva al cambiamento e alla crisi post-bellica e nel movimento moderno una risposta alternativa a quanto esisteva prima,             la rivoluzione informatica può essere considerata come un nuovo paradigma architettonico?