Recensione: Architettura e Modernità.Dal Bauhaus alla Rivoluzione Industriale.

Architettura e Modernità dal Bauhaus alla rivoluzione informatica”, pubblicato nel 2010, è stato scritto da Antonino Saggio, docente presso la Facoltà di Architettura La Sapienza di Roma, con l’intento di evidenziare l’enorme influenza esercitata in architettura dai grandi mutamenti tecnologici e di fornire un testo guida per inquadrare e interpretare l’architettura moderna nei suoi passaggi fondamentali attraverso tutto il novecento.

Il testo ha come scopo quello di collocare la fase attuale dell’architettura in una prospettiva più ampia, partendo da un periodo “moderno” quello dei primi del Novecento, fortemente condizionato dalla rivoluzione industriale. Le trasformazioni generate da questa rivoluzione hanno prodotto una grande innovazione dal punto di vista tecnologico, quindi una maggiore qualità dell’oggetto e un incremento del suo scopo primario, cioè della sua funzionalità provocando contemporaneamente una crisi negli artisti dell’epoca, che si scoprivano incapaci di rispondere a questi grandi cambiamenti.

E’ in questa ottica che l’opera inizia con il Bauhaus, considerato la risposta ufficiale dell’architettura alla rivoluzione industriale. Si è davanti, come affermava Gropius, al processo di creazione di una nuova architettura: “non frutto del capriccio personale di un pugno di architetti avidi di innovazione a tutti i costi, ma semplicemente il prodotto logico e ineluttabile della condizione intellettuali, sociali e tecniche della nostra epoca” anche perché, dice sempre Gropius, ”ci stiamo avvicinando ad un livello di perizia tecnica che renderà la razionalizzazione degli edifici e la loro produzione in serie in fabbrica: questo sarà realizzabile scomponendo la loro struttura in una serie di componenti assemblabili”( La nuova architettura di A.Salvini 1935; p.11 e 24).

Inizia quindi una trasformazione frutto di un nuovo sentire comune che va maturando in un periodo fortemente condizionato da eventi storici, politici e tecnologici che hanno sconvolto l’Europa ed il mondo occidentale intero.

Descrivere questo periodo così brulicante di idee e di innovazioni in modo fluido e continuo è stata una sfida nel momento che l’autore si è proposto di farne un libro che fosse non tanto didattico quanto aperto fortemente ad una lettura più ampia, per cui si rendeva necessario evidenziare attraverso degli indicatori la motivazione delle scelte. Questa primo intendimento è stato ottenuto già in gran parte proprio grazie al metodo utilizzato nella suddivisione del testo.

Il libro si presenta costituito da otto capitoli che attraverso il titolo evidenziano i dati cronologici e la caratteristica principale del periodo in esame: gli anni della macchina 1919-1929; l’era dell’individualità 1929- 1939; la ricostruzione del significato 1945-1956; gli anni del Big Bang 1957 -1966; gli anni del linguaggio 1968 -1977; gli anni dei contesti e dei palinsesti 1978 – 1987; il successo dell’architettura nel mondo 1988- 2000; la rivoluzione informatica dopo il 2001.

I capitoli sono scomposti in paragrafi divisi a loro volta in sotto-temi,questi sono uno strumento in mano dell’autore che non segue più un vero e proprio ordine cronologico, ma cerca di inquadrare in modo globale il suo percorso critico mettendo a fuoco la ricerca dell’architettura e dei suoi protagonisti e le difficoltà di approcciarsi ai cambiamenti e alle loro aree d’interesse.

Lo stesso titolo inoltre mostra un’altra chiave di lettura nel voluto accostamento delle parole”Rivoluzione”,“Architettura”e “Modernità” in quanto nel testo per ogni periodo cronologico che ci viene sottoposto, viene sottolineata la modernità e la complessità progettuale, culturale ed ideologica che lo caratterizzano: da Gropius a Le Corbusier,dagli studi ingegneristici di Nervi e Morandi fino ad arrivare alle liberazione della forma con Saarinen e Candela.

Il percorso va dalla genialità di Wright a Kahn ,passando attraverso Mies,Aalto ed Utzon sino ad arrivare alla nuova concezione del contesto del post-modernismo con Eisenman, al decostruttivismo e alla dinamicità con Gehry,Hadid, Koolhaas e Nouvel.

Tutti questi linguaggi, processi e momenti vengono filtrati attraverso lo strumento del moderno, inteso come “ciò che trasforma la crisi in valore”, qualcosa di nuovo e di rivoluzionario che vede il passaggio dello spazio organico allo spazio sistema, uno stimolo sempre crescente per spingersi ai limiti dell’architettura fino ad arrivare all’avvento dell’informatica.

Mark Taylor, filosofo americano, rileva come particolari innovazioni portino storicamente a radicali cambiamenti sociali e culturali, per cui a partire dalla seconda guerra mondiale, con velocità esponenziale, si è avviata una tale metamorfosi da rendere necessari nuovi modelli di comprensione ed esperienza e che la caduta del muro di Berlino ha sancito il passaggio da una società industriale ad una società basata sull’informazione(da “Architetture liquide” Matteo Ciastellardi, ledonline.it)

Antonello Saggio tende in tutta l’opera a mostrare quanto una data innovazione può produrre il cambiamento del pensiero architettonico, come oggi l’informatica.

E pertanto proprio il suo ultimo capitolo, intitolato “la rivoluzione informatica” può essere considerato come il primo capitolo di un opera in progress, il passaggio verso una nuova architettura ancora non scritta ma che si sta creando, il “Grado Zero” della scrittura architettonica (futura?):

(…) Oggi, la storia c’appare innervata da gesti creativi che rendono idoli, dogmi, canoni armonici, tabù proporzionali, vitelli d’oro simmetrici non solo obsoleti, ma anche ridicoli. Il fronte della rivoluzione, della modernità ha prevalso.(…)E gli altri, come possono captare col cervello e con lo stomaco la scrittura di grado zero? Come estendere tutte le conquiste dell’avanguardia? Una risposta la fornisce Roland Barthes, il teorico del “grado zero”, cheprecisa: “Nello sforzo di liberazione dal linguaggio letterario, ecco un’altra soluzione: creare una scrittura bianca, svincolata da ogni servitù(…)La scrittura di grado zero è in fondo una scrittura indicativa, se si vuole amodale (…) si tratta di superare la Letteratura (con la L maiuscola) affidandosi ad una lingua basica (…)Allora lo strumento non è più al servizio di un’ideologia… è la maniera di esistere del silenzio (…)” .(Bruno Zevi,citazione della conferenza di Modena,19-20-21 Settembre 1997)

L’informatica assume di colpo un ruolo risolutivo quando si inserisce dentro vere situazioni di crisi e si disincaglia dall’effimero. La modernità d’altronde non è lo sforzo verso la trasformazione di “crisi in valore”?(Antonino Saggio, Architettura e modernità pag.403).

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